Un quadrato di stoffa, due nodi, e ciò che devi portare con te è pronto a partire. In Giappone questo gesto ha un nome, furoshiki, e più di mille anni di storia. Oggi torna utile anche a te, soprattutto se stai preparando un trasferimento: una parte dell’imballaggio per il trasloco è già nei tuoi armadi, sotto forma di lenzuola, tovaglie e asciugamani. Ti basta sapere come usarla.

Che cos’è il furoshiki e perché si chiama così
Il furoshiki è un telo quasi quadrato che in Giappone serve ad avvolgere, trasportare e riporre le cose: vestiti, regali, il pranzo da portare con sé. Il tessuto più usato è il cotone.

I primi teli di questo tipo risalgono al periodo Nara (710 – 794), quando custodivano i costumi delle danze di corte e gli oggetti preziosi dei templi.
Il nome arriva più tardi e viene dai bagni: furo significa “bagno”, shiki “stendere”. Chi frequentava i bagni avvolgeva i vestiti in un telo con lo stemma di famiglia, per ritrovarli fra quelli degli altri, e su quel telo steso a terra si rivestiva. Nel periodo Edo (1603-1868), con i bagni pubblici, l’abitudine passò a tutta la popolazione.
Nel dopoguerra i sacchetti di carta e di plastica presero il suo posto. A rilanciarlo è stato il Ministero dell’Ambiente giapponese, che nel 2006 lo ha proposto come alternativa ai sacchetti usa e getta: la ministra Yuriko Koike presentò un telo ricavato da bottiglie di plastica riciclate e lo chiamò mottainai furoshiki. Mottainai in giapponese esprime il dispiacere per ciò che viene sprecato.
Come si usa: due nodi e poche legature
La tecnica sta tutta in due nodi. Il primo è un nodo semplice fatto su un solo angolo del telo. Il secondo unisce due angoli incrociandoli due volte: è il nodo piano, lo stesso che da sempre chiude bende e pacchi.
Fatto nel verso giusto resta piatto e tiene; se al secondo incrocio inverti il verso, cede da solo. Per scioglierlo tira verso l’esterno uno dei due capi: il nodo si rovescia e scorre via con facilità.
Dai due nodi nascono le legature. Quattordici sono disegnate in una scheda del Ministero dell’Ambiente giapponese, e quattro tornano utili ogni giorno:
- Otsukai tsutsumi, l’involto di base per scatole e contenitori
- Bin tsutsumi, per portare una o due bottiglie
- Hon tsutsumi, per una coppia di libri
- Suika tsutsumi, nata per l’anguria e adatta agli oggetti tondi
Scegli la misura in base a ciò che devi avvolgere. Il telo più comune ha 45 centimetri di lato e basta per un regalo o una scatola piccola; quello da 90 centimetri è il formato per la spesa. Per capire se va bene, appoggia l’oggetto al centro, in diagonale, e prova ad annodare due angoli opposti: se il nodo si chiude con un po’ di margine, la misura è giusta.
Imballaggio per il trasloco: dove il furoshiki funziona davvero

Il legame fra questo telo e il cambiare casa è antico. Il formato grande, circa un metro e quaranta di lato, in Giappone era quello dei traslochi e dei viaggi verso casa. Di un telo di formato ancora più ampio, oltre due metri, la tradizione racconta che a Edo, l’antica Tokyo, stesse sotto il letto: nella città dove gli incendi erano frequenti, al primo allarme la famiglia gettava le proprie cose sulle coperte, annodava tutto e si metteva in salvo.
La stessa idea vale oggi. Lenzuola, tovaglie, asciugamani e strofinacci devono comunque arrivare nella casa nuova: usali anche per imballare.
Fagotti per ciò che è morbido

Vestiti di stagione, biancheria, cuscini e peluche viaggiano bene in un fagotto. Stendi un lenzuolo matrimoniale, impila tutto al centro e annoda gli angoli opposti a due a due. Ottieni un collo leggero, facile da sistemare negli spazi che restano fra un mobile e l’altro, e hai più scatole per gli altri oggetti.
Teli come imbottitura nelle scatole
Piatti e bicchieri restano in scatola, e i teli diventano l’imbottitura: avvolgi ogni pezzo in uno strofinaccio o in un asciugamano e riempi con altri tessuti gli spazi vuoti, finché tutto resta fermo quando muovi la scatola. Per due bottiglie da portare a mano usa la legatura doppia, in cui il telo le avvolge una per una e le tiene separate.
Il fagotto della prima sera
Prepara per ultimo un fagotto con ciò che ti serve appena arrivi: lenzuola per il letto, pigiami, asciugamani, il necessario per il bagno. Tienilo con te durante il viaggio. Fra decine di scatole tutte uguali lo riconosci al primo sguardo, e la prima notte nella casa nuova comincia con il letto pronto in pochi minuti.
Su ogni fagotto lega al nodo un’etichetta di carta con la stanza di destinazione.
Quando servono scatole e imballaggi professionali
Il telo protegge da polvere e graffi; contro gli urti e lo schiacciamento servono materiali rigidi. Il nodo piano, poi, chiude bene un fagotto e regge male i pesi: libri, stoviglie e oggetti pesanti viaggiano in scatole piccole e robuste.
Per i mobili il discorso cambia ancora, fra coperte, angolari e pellicole: trovi i dettagli nella guida su come proteggere i mobili durante il trasloco.

Quadri, cristalli, porcellane e oggetti di valore meritano un imballaggio su misura, e qui conviene affidarsi a chi lo fa di mestiere. Il servizio traslochi di Olimpico comprende l’imballaggio professionale, anche di oggetti delicati e preziosi, e comincia con un sopralluogo gratuito: è il momento giusto per decidere che cosa imballare da te e che cosa affidare ai traslocatori.
Meno imballaggi da buttare, un telo che resta
Per un trasloco servono scatole, nastro e pellicola in quantità, e quasi tutto dura pochi giorni. È una parte di un problema più grande: secondo le statistiche di Eurostat sui rifiuti da imballaggio, ogni abitante dell’Unione europea ne produce ben oltre 150 chili l’anno, e carta e cartone sono la voce più pesante.
Ogni telo usato al posto della carta o della pellicola è un rifiuto in meno, e dopo il viaggio torna nell’armadio. Lo stesso ministero giapponese lo descrive così: leggero, lavabile, riutilizzabile.

Dopo il trasloco il telo continua a servire: borsa per la spesa, incarto per un regalo, custodia per le coperte nel cambio di stagione. È un’idea vicina a un altro modo giapponese di dare valore agli oggetti con una storia, il wabi-sabi applicato alla casa.
Per cominciare ti bastano due minuti: prendi una tovaglia e una scatola di scarpe, e prova l’involto di base. Dopo un paio di tentativi il gesto diventa naturale, e quando arriveranno gli scatoloni saprai già che cosa far viaggiare nella stoffa.
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